Probabilmente il nostro gruppo è stato "concepito" nel giugno del 1981 a Prali (TO), quando tre di noi conobbero Domenico Pezzini.

La "gestazione", come per gli elefanti, è durata due anni: non sono stati due anni lasciati passare, i "controlli" della gestazione erano frequenti, e anche se è sempre proseguita abbastanza regolarmente, ci sono stati anche alcuni "consulti" sia a Bologna che a Milano, alcuni contatti, alcune "visite specialistiche" a Torino e Padova, molte riflessioni sul dove, come, perché e quando farlo nascere, finché è nato nell'estate del 1983: eravamo in sei!!
Abbiamo battezzato il gruppo ufficialmente a Bologna, nel dicembre 1983: il padrino non poteva che essere Domenico, eravamo in nove!!

Si erano incontrate:
  1. Le nostre esigenze di reciproca accoglienza, di conoscenza vera e di solidarietà;
  2. I nostri desideri di riprendere insieme in mano le diverse problematiche afferenti alla nostra condizione esistenziale per coglierne una dimensione "culturale" quindi non privatistica e non rivendicazionista;
  3. Le nostre volontà di "credenti" di coniugare la nostra fede con la nostra vita e quindi con la nostra condizione esistenziale, nel serio tentativo di individuare valide e possibili ipostazioni etiche

Oggi siamo circa una ventina, accomunati da queste stesse esigenze, desideri e volontà
           
Il primo anno lo abbiamo dedicato a conoscerci.
Negli incontri mensili due o tre di noi raccontavano agli altri le loro vita, il loro passato, le loro aspirazioni, le loro esperienze, le crisi, i momenti forti, gli ideali, le esperienze di fede, gli impegni ecclesiali, i conflitti, i problemi morali, la fatica e la bellezza di vivere.
Intanto qualcuno si aggregava, qualcun altro, dopo pochi incontri, pur conservando con noi un rapporto di amicizia, ha preferito non frequentare più le riunioni del gruppo. Abbiamo sempre tenuto contatti con il gruppo di Milano attraverso Domenico che è sempre stato presente alle riunioni mensili, ci informava, ci aiutava…
Nel secondo anno avevamo individuato un aspetto da affrontare insieme: i problemi morali vissuti da ciascuno di noi in relazione alla propria situazione esistenziale e i tentativi di soluzione personale dei conflitti inevitabilmente connessi ai suddetti problemi.
Siamo convinti che la resurrezione del Signore debba toccare e trasformare anche la sfera della nostra affettività e sessualità, perché ha toccato tutta la persona, ogni persona.
   

In questi anni, il problema della nostra collocazione nella società ecclesiale e civile ci ha portato a camminare nei sottoboschi alla ricerca di un'opportuna soluzione. Dopo un periodo di riflessione e grazie all'aiuto di alcuni amici che ci hanno esortati a essere in primo luogo persone del vangelo, abbiamo deciso di intrapprendere una passeggiata lungo la riva del mare. I primi passi in questa direzione sono stati un po' titubanti, ma poi questa scelta si è dimostrata vincente, ci ha fatto capire che incontrare gli altri e farsi conoscere come persone vale più di ogni battaglia ideologica.

     

Desideriamo essere e rimanere un gruppo non troppo strutturato, semplice, di persone unite, anche se diverse. All'inizio ci siamo riuniti sempre nella casa dell'uno o dell'altro, a Bologna o Modena o Reggio Emilia; abbiamo concordato di volta in volta la data dell'incontro successivo, curando di individuare quella possibile per tutti. Ancora oggi siamo itineranti, ogni mese siamo ospiti presso parrocchie o gruppi coi quali condividiamo percorsi di fede che annullano le diversità. Non essendoci una sede stabile e per andare incontro alle esigenze di tutti(privacy, paura di azioni omofobiche, maggior informazione, etc.),alcune persone si sono rese disponibili a incontrare coloro che per la prima volta prendono contatto col gruppo.


Nel gruppo non esistono "capi", ma alcune persone di riferimento, attente a far emergere e mediare tutte le esigenze, nella consapevolezza che ognuno di noi può e deve portare un suo contributo di originalità, di sensibilità, di stile che arricchisce il gruppo. Definiamo insieme dei piccoli incarichi a rotazione per non "fissare" dei ruoli che falsano inevitabilmente il modo di rapportarsi con gli altri e creano immagini stereotipate delle persone.
Il metodo è quello di partire sempre e rigorosamente dal vissuto, conosciuto e condiviso, per evitare il rischio della intelletualizzazione.